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Scrittori umanistici latini Episode | No-thing

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Scrittori umanistici latini


Scrittori umanistici latini

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DATE : Tue, 30 Jan 2007 19:21:41 +0100
Entered in Database : 2007-01-30 18:21:41
length : 3537944
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I centri della cultura I principali centri di cultura umanistica si possono identificare nelle città di Firenze, Roma e Napoli. Firenze, oltre all’apporto del mecenatismo della corte dei Medici, continua quella tradizione di culto del classico iniziata da Petrarca e Boccaccio. A livello di riscoperta filologica possiamo ricordare COLUCCIO SALUTATI e POGGIO BRACCIOLINI, e per l’apporto alla storiografia LEONARDO BRUNI. Filosofi umanistici di un certo spessore sono invece MARSILIO FICINO, che tentò di conciliare Patrone con il Cristianesimo, e PICO DELLA MIRANDOLA. Roma deve il suo lustro in ambito umanistico alla corte pontificia e ad alcuni suoi pontefici, anch’essi letterati. Il più eminente studioso romano fu LORENZO VALLA, vissuto tra il 1407 e il 1457. Il suo contributo più rilevante risiede nella scoperta filologica del carattere di falso della Donazione di Costantino, famoso documento medievale con il quale si affermava che l’imperatore Costantino avesse donato la città di Roma ai pontefici, creando per tutto il medioevo una sudditanza psicologica nei confronti della Chiesa. A Napoli sorse, sotto la vigile ala degli aragonesi, l’accademia pontaniana, che deve il suo nome a GIOVANNI PONTANO, originario di Cerreto, dove nacque nel 1426. Pontano, oltre ad essere stato per vent’anni ministro del regno di Napoli, fu il massimo esponente di quel tentativo di latinizzazione globale della lingua, anche per i componimenti puramente letterari. Oltre a questi centri principali, ricordiamo anche la corte di Ferrara con gli Estensi, e la corte di Mantova con i Gonzaga, esempi illustri di mecenatismo cortese. Importantissima è la riscoperta e la diffusione della lingua e della cultura greca, praticamente ignorata per tutto il medioevo. Soprattutto dopo la caduta di Costantinopoli del 1453 per mano dei turchi, vediamo come molti letterati greci si riversarono nella nostra penisola, apportando un contributo di grandissimo valore per l’umanesimo. Il latino è infatti più facilmente contestualizzato e compreso se messo in relazione alla cultura greca, linfa vitale del mondo latino. In seguito a questo processo vennero tradotti e diffusi Platone e Aristotele, ai quali si ispirò la filosofia rinascimentale. La letteratura umanistica Il secolo quindicesimo venne definito “secolo senza poesia”, per la mancanza, dopo Petrarca e fino alla pubblicazione verso fine secolo delle opere di Lorenzo il Magnifico e di Poliziano, di una vera personalità di spicco in ambito poetico. È questo il secolo della grande disillusione del sogno latino; il tentativo fallito di creare una lingua letteraria classica assorbe le energie di tutti gli studiosi, impedendo loro di sperimentare e di incrementare il volgare. I letterati erano convinti che attraverso l’espressione si manifestasse la profondità e il nucleo più profondo dell’uomo; per questo motivo credevano che la lingua volgare riflettesse un animo rozzo e spiritualmente deformato. Questo tentativo del tutto anacronistico fece scioccamente rigettare tutta la cultura volgare e soprattutto quella lingua che Dante e Petrarca si erano adoperati per migliorare. Un progetto di questo tipo non poteva che naufragare, dal momento che gli umanisti stessi non potevano prescindere da un mondo che, anche se non volevano, ne aveva permesso la nascita. Una lingua morta come il latino era ormai incapace di esprimere una realtà nuova e moderna, che con il mondo classico non aveva alcun contatto. Le opere più rappresentative di questo secolo sono i trattati, le opere storiche e le raccolte di epistole.


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